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L’apostolo Rolf Camenzind in Sicilia
06.08.2017 / Palermo
Il nuovo apostolo visita per la prima volta le comunità di Gela e di Palermo.

Sabato 5 agosto 2017, la comunità di Gela ha accolto la visita dell’apostolo Rolf Camenzind, accompagnato dall’evangelista di distretto Mario Turrisi.

L’apostolo ha servito con la parola biblica in 1 Pietro 5, 6: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo.” Essere collegati col Signore, umiliandosi, non significa vivere col pensiero di essere inferiori a Dio, ma bensì significa capire meglio la volontà di Dio.

Vivendo le sofferenze che ci affliggono rimanendo sotto la mano di Dio, con la parola e i sacramenti, non ci sentiremo abbandonati, riconoscendo che Dio è con noi e vuole condurci alla meta. Vivere sotto la Sua mano, significa essere innalzati nella benedizione che elargisce.

Al servizio divino oltre alla comunità di Gela erano presenti alcuni membri della comunità di Messina, di Neuenegg (Svizzera) e di Offenbach am Main (Germania) con un quartetto corale che ha fatto da cornice canora rallegrando tutti i presenti.

Una calda atmosfera di gioia ha avvolto i cuori dei membri delle comunità, che nonostante le distanze, le diverse lingue e la calura estiva si sono ritrovate unite fraternamente sotto la potente mano di Dio.

A Palermo
Domenica 6 agosto 2017 la comunità di Palermo ha ricevuto la visita del nuovo apostolo Rolf Camenzind che ha portato pensieri del sommoapostolo con la parola in Colossesi 2, 6-7: "Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui. Radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento."

L'apostolo ha iniziato affermando che la vera fede è qualcosa che bisogna rafforzare e ha citato un passo biblico preso dalla prima parte di Giovanni capitolo 15, 16: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga".

"Come essere radicati in Gesù Cristo?", questa è stata la domanda centrale del servizio divino. Per essere radicati in Gesù Cristo in prima linea dovremmo preoccuparci di noi stessi, di come ci comportiamo e di come agiamo.

Un albero per crescere ha bisogno di radici, da cui riceve tantissime cose. Ha bisogno di acqua continua, come noi abbiamo continuamente bisogno della benedizione di Dio. Le preoccupazioni ci sono sempre nella nostra vita, però se si vuole servire il Signore e amare il prossimo ci si rende conto che tutto è migliore. Essere radicati in acqua e in spirito vuol dire che abbiamo la base per essere figli di Dio.

Il pastore Passantino ha aggiunto che "Dio ci ha fatto un grande dono, l'albero della vita eterna. L’uomo si è allontanato da Lui e così Dio ha detto che avrebbe mandato colui che avrebbe sistemato ogni cosa. Non smettiamo di prendere frutti da Lui, perché lui è l'unico che ci darà la possibilità di ricevere la vita eterna."

"Vogliamo radicarci in Dio" ha ripetuto l'evangelista di distretto Turrisi. "Quando si fanno esperienze nella fede, ognuno si rende conto dell'importanza di tutto ciò che riguarda la fede. Ognuno di noi ha tante cose a cui pensare in questa vita, ma vogliamo dedicarci comunque alla fede. Ci sono alberi che espandono le loro radici, rompendo anche muri. Dobbiamo togliere ogni ostacolo davanti a noi. Ringraziamo Dio per averci fatto conoscere questa fede!"

Dopo aver cantato il canto per la penitenza, l’apostolo ha invitato i genitori del piccolo Emanuele ad accostarsi di fianco all’altare, per poter dare il dono dello Spirito Santo con il Santo Suggello al piccolo. Dopo il sincero e forte "sì" dei genitori, l'apostolo ha proseguito con una preghiera, chiedendo a Dio di mettere tra le Sue mani il piccolo Emanuele e di farlo crescere nella fede, affinché lui, un giorno, possa decidere da solo di proseguire lungo questa via.